Da piccolo volevo fare il dittatore, anche abbastanza sanguinario, perché c’è un’ineludibile piacere nella sofferenza. Quindi ho studiato filosofia, poi teologia, poi storia delle religioni. Ho imparato il punk e l’arte di fermare il tempo con una telecamera, una macchina fotografica, uno smartphone e con la scrittura. Poi mi sono reso conto che avevo sbagliato indirizzi di studio. Avevo studiato da messia, non da dittatore, ma non ero io il messia. Allora, preso atto di questo mio fallimento, con le sue inevitabili conseguenze per l’epoca in cui sono stato gettato, ho fatto il cameriere, il pizzaiolo, il muratore, il pavimentista, il bracciante agricolo ed infine l’insegnante di religione. Mangio tanto, bevo tanto, dovrei smettere di fumare, vorrei anche dire che sono uno stragista di femmine, ma riesco ad avere una relazione fissa soltanto con me stesso. Se mi parlate di Galimberti, Recalcati, Andreoli, Serra o Gramellini vi tolgo il saluto e vi faccio un rito voodoo, giuro che lo so fare, l’ho appreso da un grande percussionista jazz haitiano.