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La protesta di serie B…
Pubblicata il 20 ottobre 2026 alle ore 17:11 da Marina Neri

Archivio del presente

Da settimane la mia terra è attraversata da una protesta che vede coinvolti agricoltori, autotrasportatori. Gli svincoli nevralgici delle cinque province sono presidiati, notte e giorno, dai lavoratori della terra, da coloro che trasportano le merci.
Giorno dopo giorno anziché svanire come evanescente fuoco fatuo, la rivendicazione si è espansa e, come un sasso gettato in uno stagno, ha creato cerchi concentrici, influenzando gli strati sociali che risentono da tempo di questa crisi dilaniante.
Le TV nazionali tacciono? I rappresentanti politici squittiscono ? D’altra parte l’ipocrisia sarebbe conclamata se proprio loro che hanno approvato l’autonomia differenziata poi porgessero attenzione o, peggio, solidarietà e vicinanza a tutto ciò che rappresenta il malessere del SUD. Meglio ignorare una protesta che non ha colore politico. Non ci sono nemici con casacche ideologiche da additare e diviene difficile per il becero populismo non avere un bersaglio definito da attaccare.
È quel popolo che si astiene, che si è pronti ad additare fra gli ignavi, i pavidi, gli apatici, non comprendendo che è solo schifato da una politica abbuffina e lontana che, come con l’ultimo schiaffo della legge elettorale approvata a suon di fiducia, cerca solo il salvagente per mettere al sicuro gli scranni.
Dov’è l’ignavia, la pavidità, l’apatia nelle notti degli svincoli calabresi? Di questi presidi disperati in cui l’inquietudine per il Domani diviene leva che sconfigge la titubanza, la paura per la reazione governativa che , ogni ora che passa, potrebbe essere scomposta come lascia presagire lo spauracchio dei decreti sicurezza con la morbosa idiosincrasia verso il dissenso e le sue manifestazioni.
Sono padri e ora anche madri e studenti sfiniti, sfibrati da uno Stato lontano che fa del tergiversare il grimaldello del Potere in ogni sfera in cui è chiamato a rimuovere gli ostacoli che impediscono il realizzarsi appieno del contratto sociale.
Sono padri, madri, giovani che devono impedire ai partiti di entrare nella protesta, finirebbero per fagocitarla, strumentalizzandola, e, applicando il principio da loro prediletto del ” divide et impera” isolerebbero i gruppi e vanificherebbero le istanze.
Fuori i partiti dalla lotta di popolo, fuori coloro che nella migliore delle ipotesi devono vedersi ascritta una culpa in vigilando per non avere impedito lo scempio della dignità delle nostre latitudini.
Demagogia? Generalizzazione indiscriminata, la mia? Vicinanza a chi sta protestando e solidarietà piena?
Chi leggerà vi coglierà le sfumature più vicine alla propria formazione politica e di pensiero.
So solo che il mio cuore è su quelle strade, in quegli svincoli, in quelle mani, in quelle lacrime, in quel latte versato e in quel grano a cadere sull’ asfalto, come voci senza valore.
-Forza- grido alla mia gente mentre il silenzio del mio Stato certifica il declino di un mondo che ha smarrito ” l’uomo” inseguendo il denaro, facendone feticcio da adorare sull’ altare del mercato!

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